Il ritorno della Caretta caretta: numeri, sfide e opportunità per Castel Volturno
- Pro Loco Castel Volturno APS

- 15 giu
- Tempo di lettura: 7 min
La Caretta caretta è la tartaruga marina più comune nel Mediterraneo, ma resta fortemente minacciata. Ogni estate, specialmente tra maggio e agosto, le femmine depositano 3–4 nidi di ~100 uova ciascuno sulle spiagge. In Campania il fenomeno è in forte espansione: nel 2025 si stimano oltre 700 nidi in Italia, con la Campania al terzo posto nazionale (114 nidi, concentrati sul litorale domizio-flegreo e nel Cilento). Castel Volturno ha raggiunto un record storico: 30 nidi nel 2025 (il doppio del precedente). Questa rinascita è frutto di monitoraggio scientifico e impegno locale. I rischi principali restano l’inquinamento luminoso (che disorienta neonati e scoraggia le femmine), i rifiuti plastici (oltre l’80% dei detriti marini) e il disturbo umano sulle spiagge (calpestio, veicoli, pulizia meccanica).
Biologia e ciclo vitale di Caretta caretta
La Caretta caretta è la tartaruga marina comune del Mediterraneo, con carapace marrone-rossiccio e dimensioni fino a 110 cm (peso ~180 kg). È classificata vulnerable a livello globale e in pericolo in Italia, protetta da convenzioni internazionali. Durante la vita attraversa due fasi ecologiche: i giovani trascorrono gli anni iniziali in superficie, mentre subadulti e adulti frequentano acque più profonde. Le femmine si riproducono tra maggio e agosto, depongono 3–4 nidi per stagione (1 ogni 2–3 anni). Ogni nido contiene ~100 uova sepolte nella sabbia, incubate per 45–70 giorni a seconda della temperatura e granularità. La temperatura sabbiosa determina il sesso: sopra ~29°C nascono femmine, sotto maschi. I piccoli emergono dopo alcuni giorni e, guidati dalla luce riflessa sul mare, si dirigono verso l’acqua. Ecco perché qualsiasi fonte luminosa artificiale lungo la costa li confonde e può condurli a morte per disidratazione o predazione. La nidificazione avviene di notte, per evitare calore diurno e predatori; dopo la schiusa i cuccioli nuotano ininterrottamente per 24–48 ore verso acque profonde, dove si concluderà il loro primo giro di vita.
Nidificazione a Castel Volturno e in Campania
La Campania conferma un’impennata di nidificazioni: nel 2025 i volontari del progetto Life TURTLENEST/Lif CONCEPTU MARIS hanno censito oltre 700 nidi in Italia (vs. 601 nel 2024). Tra le regioni italiane, Sicilia e Calabria guidano la classifica, seguite da Campania (114 nidi nel 2025, in crescita) e Puglia. Castel Volturno (litorale domizio) è diventata un nuovo hotspot: nel 2025 sono stati registrati 30 nidi nel solo comune (il doppio del record precedente). Anche nell’estate 2024 si era avuto un boom in Campania: a metà stagione 2024 si contavano già 61 nidi, con le tartarughe tornate a nidificare nelle spiagge cilentane e domizie. Nel 2023 invece erano stati documentati 6 nidi a Castel Volturno e 7 nel Cilento (totale 13 in regione). Questi dati mostrano un’espansione sorprendente: le Caretta caretta stanno «riscrivendo la mappa della nidificazione italiana», spinte dall’aumento delle temperature mediterranee e da un’intensa attività di monitoraggio. A Castel Volturno, la trasformazione è resa possibile dall’impegno delle associazioni e guardie volontarie in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn e la Guardia Costiera. I volontari pattugliano quotidianamente le spiagge alla ricerca di tracce e, una volta individuati i nidi, li recintano con transenne e gabbie protettive. Ogni nido viene monitorato fino alla schiusa, con presidi notturni e sensori di temperatura. In Campania, oltre al record assoluto, si segnala che la nidificazione copre tutto il periodo estivo, con le settimane centrali di giugno-luglio come picco di deposizioni.
Perché Castel Volturno? Caratteristiche della spiaggia
Le lunghe spiagge sabbiose del litorale domizio (Castel Volturno, Mondragone, Baia Domizia) offrono habitat adatti alla Caretta caretta. Benché non esistano studi pubblicati sulle specifiche caratteristiche di queste coste, si ipotizza che la sabbia fine e le ampie pinete dietro la battigia (che riducono l’inquinamento luminoso) favoriscano l’incubazione delle uova. Inoltre le correnti mediterranee su questo tratto costiero sono relativamente miti, il che potrebbe agevolare lo sbarco delle femmine nidificanti e il successivo tragitto dei neonati verso il mare aperto. In passato Castel Volturno era noto più per degrado ambientale che per natura: oggi rappresenta un simbolo di rinascita ambientale, grazie alla sinergia fra enti pubblici, associazioni e cittadini. In assenza di dati specifici locali su morfologia e correnti, le ragioni precise del successo riproduttivo rimangono parzialmente speculative, ma l’esperienza mostra che l’area è stata capace di accogliere decine di nidi in anni recenti.

Minacce alle tartarughe marine
Le Caretta caretta affrontano oggi molteplici minacce sia in mare che in spiaggia. Tra le più gravi:
Inquinamento luminoso: le luci artificiali costiere disorientano i cuccioli e scoraggiano le madri nidificanti. Studi e linee guida (Life Turtlenest) raccomandano di usare luci calde, schermate, direzionate verso il basso e spente durante la notte. Questo riduce il fenomeno del “ritorno a terra” dei neonati, che senza interferenze luminose corrono direttamente verso l’orizzonte marino.
Rifiuti marini e plastica: oltre l’80% dei detriti sulle spiagge e in mare è plastica. Le tartarughe ingeriscono plastica (sacchetti, microplastiche) scambiandola per cibo, con grave rischio di soffocamento e avvelenamento. In Italia, si stima che l’80% degli esemplari recuperati avesse frammenti di plastica nello stomaco. Sulla spiaggia, mozziconi, carta stagnola e rifiuti affilati possono ferire i piccoli neonati o complicare l’emersione dalle uova.
Disturbo umano e antropizzazione: la stagione di nidificazione coincide con il picco di affollamento turistico e con l’uso intensivo delle attrezzature balneari. Ombrelloni, lettini, auto sulla sabbia e macchinari per la pulizia possono schiacciare i nidi. Il compattamento della sabbia rende difficile la scavo sia alle madri sia ai piccoli che cercano di uscire. Per questo, protocolli operativi prevedono di segnalare immediatamente ai bagnini o alle autorità la presenza di tracce sospette.
Cambiamenti climatici: l’innalzamento delle temperature marine sta spostando le rotte di Caretta caretta verso le coste occidentali del Mediterraneo, incrementando il numero di nidificazioni in Italia. Tuttavia, un eccessivo riscaldamento potrebbe squilibrare il rapporto di genere (più femmine) e aumentare il rischio di inondazione dei nidi per l’innalzamento del livello del mare.
Inquinamento chimico e pesca: scarichi di fertilizzanti o sversamenti petroliferi possono degradare gli habitat marini limitrofi e indebolire le tartarughe. La cattura accidentale nelle reti da pesca resta una minaccia per le tartarughe marine in Mediterraneo (≈150.000 individui vittime ogni anno), anche se non riguarda direttamente la nidificazione in spiaggia.
Azioni pratiche di pulizia e tutela
Il coinvolgimento attivo di volontari e cittadini è cruciale per proteggere i nidi. Ecco alcune misure concrete:
Pulizia periodica delle spiagge: organizzare giornate di pulizia volontaria, rimuovendo plastica e rifiuti dal litorale. I rifiuti vanno rimossi con attenzione per non danneggiare i nidi segnalati. L’ausilio di reti leggere o rastrelli deve essere sospeso nelle aree di nidificazione.
Formazione del personale dei lidi (“Lidi amici delle tartarughe”): seguire i protocolli di Life Turtlenest che prevedono training per gli addetti alla pulizia degli arenili. Gli operatori impareranno a riconoscere le tracce delle tartarughe e a “mappare” i nidi. In presenza di un nido, dovranno delimitare la zona con barriere leggere (recinzioni, transenne, gabbie metalliche protettive) e contattare i biologi autorizzati.
Segnaletica informativa: installare cartelli bilingue (italiano/inglese) che informino sulla presenza delle tartarughe, i divieti (non usare flash fotografici, non calpestare l’area recintata) e i numeri di emergenza (Guardia Costiera 1530, Vigili del Fuoco 112). I lidi possono distribuire opuscoli illustrativi sui comportamenti corretti (riferimento ai materiali ISPRA/Legambiente).
Pattugliamento diurno e vigilanza notturna: coordinare squadre di volontari per percorrere le spiagge ogni giorno, alla ricerca di tracce fresche di deposizione. Durante la stagione di schiusa (circa 45–70 giorni dopo la deposizione), intensificare la vigilanza notturna attorno ai nidi protetti per documentare la schiusa senza disturbare i piccoli.
Partnership scientifiche: collaborare con le istituzioni e i centri di ricerca (ad esempio Stazione Zoologica Anton Dohrn, ISPRA, Università) e con associazioni ambientali (Legambiente, WWF) già attive in progetti come Life TURTLENEST. Tali reti forniscono protocolli operativi, attrezzature (recinzioni, sensori di temperatura) e supporto logistico per la gestione dei nidi.
Citizen science e coinvolgimento pubblico: promuovere app o piattaforme di segnalazione (p.es. un progetto locale su iNaturalist o un servizio SMS) per raccogliere avvistamenti di tartarughe o tracce. Ogni segnalazione deve essere verificata: in caso di tracce sospette è fondamentale allertare immediatamente le autorità competenti. La partecipazione popolare rafforza la sorveglianza e sensibilizza la comunità.

Misurazione dei risultati (KPI)
Per valutare l’efficacia delle iniziative si possono definire indicatori chiave (KPI):
Numero di nidi protetti: quanti nidi sono stati individuati, segnalati e messi in sicurezza.
Volontari e ore prestate: quanti cittadini e operatori (albergatori, bagnini) hanno partecipato alle azioni di monitoraggio e pulizia, misurati in ore complessive di volontariato.
Eventi organizzati: quante giornate di pulizia, quante lezioni nelle scuole o incontri pubblici si sono svolti.
Coinvolgimento social: numero di post pubblicati sulla tematica, visualizzazioni video (ad es. sui nidi o le schiuse), follower sui profili social dedicati al progetto.
Riduzione delle interruzioni luminose: adozione di azioni come lo spegnimento delle luci dei lidi nelle ore notturne (misurabile, ad esempio, con monitoraggi del lux ambientale).
Fondi raccolti: importi donati o finanziamenti ottenuti per il progetto.
Questi indicatori aiuteranno la Pro Loco e i partner a tarare le azioni successive e a dimostrare l’impatto delle attività di conservazione.
Nota storica sulle tartarughe mediterranee
Caretta caretta è la tartaruga marina più comune nel Mediterraneo, dove nidifica soprattutto nell’area orientale: Grecia, Turchia, Cipro e Libia detengono il 97% dei circa 7.200 nidi annuali del Mediterraneo. In Italia la specie nidifica regolarmente solo sulle coste meridionali. Fino alla fine del secolo scorso la deposizione italiana era considerata sporadica o limitata alle isole Pelagie (Linosa e Lampedusa con pochi nidi all’anno). Dal 2000 in poi, con campagne di ricerca sistematiche soprattutto lungo lo Ionio calabrese, è stato scoperto un tratto costiero regolarmente riproduttivo: l’area tra Capo Bruzzano e Melito di Porto Salvo produce ogni anno 15–20 nidi, pari al 60% dei nidi totali italiani. Le nidificazioni a Castel Volturno e nel Litorale Domizio costituiscono invece un fenomeno molto recente (primi nidi accertati intorno al 2021) e testimoniano la nuova espansione dell’areale in senso nordoccidentale.
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Fonti: dati e linee guida da ISPRA, Legambiente e Life Turtlenest, pareri di esperti (Stazione Zoologica Anton Dohrn) e rassegna di cronache locali.




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